Monster Hunter Rise: perché il titolo funziona?

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Sono già passate più di tre settimane da quando Monster Hunter Rise è approdato su Nintendo Switch; l’ultimo capitolo della fortunata saga di Capcom è riuscito a fare breccia nei cuori di tutti i cacciatori sparsi nel globo, siano essi neofiti o veterani del brand. Oggi vi propongo una mia personale analisi da fan di lunga data sull’incredibile successo dell’ultimo titolo di Monster Hunter!

La premessa – Monster Hunter significa “amicizia”

Concedetemi solo qualche riga – spero – di introduzione per la mia analisi sul titolo.
La mia esperienza da cacciatore di mostri inizia nel lontano 2007: nella combricola di amici delle medie inizia a girare questo strano gioco chiamato Monster Hunter Freedom per PSP.

“Un gioco bellissimo, possiamo cacciare i mostri in gruppo per farci armi e armature con i pezzi ricavati!”

Questa è la frase utilizzata da un mio compagno di classe per invogliarmi a giocare – frase che comunque vale per descrivere Monster Hunter in generale ndr. Va bene, proviamo questo gioco. Ci troviamo e connettiamo tramite wlan locale le nostre PSP e iniziamo a giocare.
Stupendo. Ditemi un altro titolo dove poter andare a caccia di draghi in missioni co-op?
Comunque, ci prendiamo gusto, e convinciamo anche altri amici: il gruppo si espande e diventiamo in 4. Finalmente il party è completo! Nel frattempo, quella gloriosa estate passata a giocare con le nostre PSP finisce, ma il mese di settembre porta in grembo il secondo capitolo per la console portatile di casa Sony. Monster Hunter Freedom 2 ha tutte le carte in regola per farci sognare. Nuovi mostri da cacciare, nuove armi e tante missioni. Abbiamo consumato gli UMD di quel gioco: esplorato in lungo e in largo, mentre in Giappone assaporavano già l’espansione G che aggiungeva ulteriori perle a quel meraviglioso gioco…

Maledetto tempo, ahimé.

Si cresce, la compagnia si scioglie in parte, quel dannato Monster Hunter Portable 2nd G (Portable in Giappone, Freedom in occidente) tarda a uscire qui da noi, arrivando solamente nell’estate del 2009 con il nome di Monster Hunter Unite; quella estate dove molti di noi finiscono le medie e scelgono scuole superiori diverse. Capcom, non ti perdonerò mai per aver tardato quell’uscita!

Comunque, frequentando la community italiana di Monster Huntere utilizzando metodi poco… legali – apprendo il potere per giocare al Portable 2nd G… in giapponese! Bruciando di fatto sul tempo l’uscita di Unite, in una triste e incomprensibile campagna solitaria, fatta solo di sangue non censurato (i primi titoli offrivano schizzi di sangue degni di AOT, giustamente censurati in occidente) e una corsa a testa bassa verso il mostro successivo. Ma quel titolo, per quanto lo avessi amato, non poteva darmi le stesse emozioni che provavo giocando in compagnia. Sembrava essere la fine della mia carriera da cacciatore, così come la fine di una fase dell’adolescenza che volava via per sempre, come un Rathalos.
Ma non era finita.

Nell’agosto 2009 – in Giappone – esce quello che è considerato da molti come uno dei migliori titoli della saga, e della Nintendo Wii: un gioco capace di ricevere il 40/40 “perfect score” da Famitsū (insieme a pochi altri). In Europa ci mangiamo le dita, anzi, pure le mani, perché da oriente arrivano immagini che ci fanno sognare a occhi aperti: una nuova veste grafica, nuove mappe, mostri pazzeschi e i combattimenti subacquei. Monster Hunter Tri, che arriverà anche qui da noi nel 2010, è probabilmente il punto di congiunzione – e di svolta – tra il vecchio Monster Hunter e ciò che poi sarebbe arrivato nel futuro, fino ai capolavori di World e Rise.

L’analisi – Come rendere avvincente una formula senza snaturarla

La mia smielata premessa serviva ad arrivare a quel meraviglioso Monster Hunter Tri. Dal titolo per Nintendo Wii a Monster Hunter Rise per Nintendo Switch si contano ben 11 anni e altri capitoli, dal Portable 3rd, passando per Monster Hunter 4 (4 Ultimate da noi), Monster Hunter X e XX (Generations e Generations Ultimate); partendo dagli esordi di Playstation 2, alla Playstation Portable, alla Nintendo Wii, WiiU, 3DS e Switch; ma ritengo il Tri fondamentale per arrivare a Monster Hunter come ci viene presentato adesso, perché in quel titolo c’è stato il primo grande cambiamento alla formula base di Monster Hunter.

Come hanno reso interessante una formula senza snaturarla ma lasciandola fondamentalmente intatta nella sua essenza?
La fantasia – ma credo che quelle idee già ci fossero in principio – è cresciuta con la tecnologia, offrendo sempre nuove soluzioni agli sviluppatori. Tutto parte, secondo me, dalla formula base di Monster Hunter:

caccia il mostro —> ricava materiali —> crea arma/armatura

Potete dire quello che volete, ma questo è Monster Hunter. Si ricollega alla frase usata dal mio amico per invogliarmi a giocare: “[…] possiamo cacciare i mostri in gruppo per farci armi e armature con i pezzi ricavati!“; eccola qui, una base a cui si aggiungono mille varianti, che rendono la formula sempre più innovativa, e dove i creatori del gioco sono potuti intervenire nel corso del tempo per portare migliorie necessarie al brand.

La cara e vecchia formula

  • “Caccia il mostro”: che possiamo fare per migliorare quest’aspetto del gioco? Inseriamo la caccia nell’acqua (Monster Hunter Tri); inseriamo i primi segni di verticalità alle mappe (Monster Hunter 4); diamo una netta sterzata elimimando caricamenti tra le zone, inseriamo maggior verticalità al gameplay con il rampino (Monster Hunter World: Iceborne); diamo la definitiva idea di verticalità che intendevamo donare al titolo con gli Insetti filo e le mount dedicate (Monster Hunter Rise).
  • “Ricava materiali”: che fare qui? Inserire materiali sempre più rari, ovviamente, ottenibili da missioni sempre più difficili (il famoso grado G delle espansioni); materiali ottenibili solo in missioni evento, o solo da altre varianti del mostro (Monster Hunter Freedom); materiali che non servono solo per armi – e qui mi collego al paragrafo successivo – e armature, ma per craftare ben altro (Monster Hunter Tri).
  • “Crea arma/armatura”: ecco dove volevo arrivare. Come già detto, la formula base ha mille varianti. Mi pare quasi scontato, ma dopo aver creato un’arma/armatura per sconfiggere un mostro, il giocatore sentirà il bisogno di crearne una ancora più potente! E che facciamo, dunque, quando ormai la semplice armatura non basta più? Diamo la possibilità di potenziare l’armatura, ci inseriamo dei Giolielli (Monster Hunter Freedom 2); i Talismani (Monster Hunter Tri); semplifichiamo il sistema delle abilità, inseriamo i mantelli, i bengala e la fauna endemica (Monster Hunter World).

Potremmo stare qui per ore a valutare tutte le piccole modifiche apportate alla formula base della saga, come per esempio anche la trama di ogni singolo capitolo: si è passati da una storia appena accennata dei primi, arricchita poi sempre di più per arrivare a vere e proprie cutscenes di Monster Hunter World e Rise. C’è stato un lungo processo per arrivare fino a dove siamo ora, fatto anche di passi indietro (la rimozione della caccia subacquea, per esempio), ma che non ha mai variato la formula base di Monster Hunter “caccia il mostro —> ricava materiali —> crea arma/armatura“.

Conclusioni – Perché Monster Hunter Rise funziona?

Proprio per il motivo scritto sopra il gioco funziona così bene e piace; le vendite di Monster Hunter Rise lo confermano. Da giocatore di lunga data posso tranquillamente dire che l’ultimo titolo della saga mi ha piacevolmente colpito, dopo avermi dato qualche dubbio al momento dell’annuncio. Comprensibile, considerando l’enorme successo di Monster Hunter World, e valutando inizialmente Rise come un mezzo passo indietro. Invece, mi sono dovuto ricredere. Monster Hunter Rise è un ottimo gioco proprio perché va a prendere tutto ciò che è stato Monster Hunter (e qui differisce dal World proprio per questo motivo) e lo unisce a quanto di buono visto nel titolo uscito su PS4, XBOX e PC; un mix perfetto di scelte azzeccate, che vanno a offrire un sacco di varianti alla tanto vecchia e cara formula di base.

Se devo togliermi di dosso l’armatura da vecchio fan della saga, per cercare di guardare questo mondo come un cacciatore alle prime armi, non potrei che rimanerne stupito. Il gioco offre dei tutorial dettagliati, un sistema di missioni più semplificato rispetto al passato e sicuramente una maggiore accessibilità già dalle prime fasi di gioco. Le missioni per portare avanti la storyline nel villaggio di Kamura sono relativamente semplici, ma possono offrirvi un buon livello di sfida per prepararvi ad affrontare quel che poi vi aspetterà nella Gilda e nelle missioni di Alto Grado.

La strada giusta

In conclusione, sono veramente soddisfatto di cosa è diventato Monster Hunter con questo titolo, perché Capcom ha dato prova di saper mettere le mani sui propri prodotti – Game Freak leggi attentamente! ndr – riuscendo molto spesso a imboccare la strada giusta. In ogni caso, mi sto godendo questo gioco con tutta la tranquillità del mondo, grazie alla modalità portatile di Nintendo Switchmi fa tornare in mente i vecchi momenti, ti amo Nintendo – con tutte le comodità del caso. Inoltre, sono sicuro che Monster Hunter Rise abbia ancora tantissimo da mostrare. Considerando le aggiunte che arriveranno con la fine del mese di aprile e una possibile espansione (alla Iceborne, per intenderci) nel futuro.

Il proseguo della saga, quindi, è ben saldo tra le mani di Capcom; se i presupposti sono quelli di Monster Hunter Rise, i cacciatori possono dormire sonni tranquilli. Almeno fino alla partenza per la prossima missione!